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Recensione: Hisila: da rivoluzionaria a first lady di Hisila Yami

Libro: Hisila: da rivoluzionaria a first ladyAutore: Hisila YamiEditore: PinguinoPrezzo:Rs 399

Per uno studente di politica nepalese e chiunque si occupi di guerra popolare, l’autobiografia,Hisila: da rivoluzionaria a first lady, è una miniera di informazioni, piena di minuzie del Partito Comunista del Nepal (maoista) che, secondo le stesse parole dell’autore, prima ha usato le urne per esporre l’inutilità del sistema parlamentare monarchico, poi ha preso le armi per abolire il monarchia, e tornò alla politica elettorale per istituzionalizzare le conquiste della lotta.

Ma proprio queste minuzie possono essere l’ostacolo per un lettore medio che potrebbe prendere in mano il libro per curiosità. L’overdose di dettagli può farti impantanare; tanto più che in alcune parti la narrativa di Hisila Yami è ripetitiva. In parte perché c’è una narrazione lineare e poi, verso la fine dell’autobiografia, fa anche un’analisi a posteriori di alcuni degli aspetti chiave del suo percorso politico, ricordando cose che ha già scritto nella prima parte del libro.

Un tema ricorrente dell’autobiografia è la “relazione dinamica” tra Pushpa Kamal Dahal ‘Prachanda’ e il marito di Yami, Baburam Bhattarai (BRB), che rappresentava i due poli principali della lotta ideologica all’interno del PCN (maoista). “Mentre Prachanda aiutato a militarizzare le masse, BRB ha aiutato a politicizzarle… I quadri hanno identificato Prachanda come il cuore del movimento e hanno visto BRB come il suo cervello.”

Sul tanto discusso lato indiano nella politica nepalese, il libro è approssimativo. Yami lo tocca fugacemente in alcune parti, ma per un libro così dettagliato, non è all’altezza, soprattutto considerando che molti dei leader maoisti del Nepal, incluso Prachanda, hanno trascorso alcuni dei loro giorni clandestini in India. Descrive nei dettagli il suo soggiorno qui sia come studentessa che come rivoluzionaria, ma non spiega come quest’ultima sia stata possibile senza il tacito sostegno dell’establishment indiano.

Attraverso la narrazione, c’è una notevole attenzione sull’equazione di genere nella società e nel sistema politico nepalesi. Come donna nella politica nepalese, si è trovata ad essere cambiata anche all’interno del movimento comunista che è orgoglioso di essere progressista, a volte sentendosi delusa anche dal marito, che per primo l’ha attirata in politica. Ha affrontato i canard fin troppo familiari con cui le donne politiche hanno a che fare ovunque; soprattutto perché ha scelto di essere anticonformista nell’aspetto, nell’abbigliamento e nell’atteggiamento anche come first lady.

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