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pele Football Fandom: Pele, una vera star del bel gioco

Un minuscolo villaggio chiamato Kheyapaar. Un gruppo di capanne è visibile da un albero di mango tentacolare. Un bambino di circa otto o nove anni può essere visto giocare con due cuccioli randagi neri e un pallone da calcio. La pallida luce del sole del primo mattino lotta tra nuvole irregolari, toccando i tetti di paglia con delicate dita. Presto vediamo una raffica di movimento davanti a una delle capanne, voci che gridano, il ragazzo che corre dentro, un uomo magro che esce nel suo dhoti e kurta corto, con una ciotola in mano e un bicchiere di tè. Sua moglie stende una stuoia sulla sporgenza rialzata, per fargli sedere.

All’interno della capanna, il bambino può essere visto abbottonarsi la camicia azzurra, mentre sua madre gli dà da mangiare un roti arrotolato. Lo vediamo strappare la sua cartella prima di correre da suo padre in attesa con una bicicletta, per portare suo figlio a scuola, dove è insegnante di geografia e storia.

Il ragazzo di nome Poltu si ferma alla porta e sul muro rozzamente dipinto di verde vediamo un’immagine sbrindellata della dea Lakshmi, accanto alla quale attaccata al muro c’è l’immagine di un grande calcio brasiliano. Poltu guarda la fotografia sbiadita, poi unendo le mani in preghiera borbotta: “Nella partita di calcio di oggi, aiutaci a vincere… Pelè.”

In una stradina fumosa a nord di Calcutta, il per il club è in pieno svolgimento, tutti urlano contemporaneamente, discutendo della partita tra Brasile e Argentina. Le pareti della grande sala sono appena visibili, piene da cima a fondo di immagini incorniciate di grandi calciatori di tutto il mondo, tra cui alcuni del Maidan. In fondo è appeso un ritratto più grande della vita di Pelè, raggiante sulla folla di fanatici di calcio, agitando freneticamente le mani, l’aria densa di fumo di sigaretta. Non si sente altro che rumore.

Ballygunge. Nella biblioteca di una casa a tre piani di un famoso medico, due adolescenti, un maschio e una femmina, siedono su due pesanti divani in pelle. Di fronte a loro, sdraiato su una vecchia poltrona, c’è il loro nonno dai capelli bianchi, un libro in mano. Sta raccontando loro la storia di una leggenda del calcio brasiliano, riferendosi di tanto in tanto al libro che ha in mano. La mia vita e il bel gioco di Robert L. Fish.

“A Edson Arantes do Nascimento è stato dato il soprannome Pelè…” la sua voce può essere ascoltata sopra il lieve ronzio dell’aria condizionata. Diversi altri libri su Pelé sono ammucchiati sul grande tavolo con il ripiano di marmo al centro della stanza. Il nonno, ovviamente, aveva visto Pelé giocare nel 1977 agli Eden Gardens in una partita di esibizione contro Mohun Bagan.

Il Taj Bengal ad Alipore è pieno di aspettative. È il 2015 e Pelè torna a Calcutta dopo 38 anni. Le misure di sicurezza sono rigide, i giornali sono pieni di Pelé, la troupe televisiva affolla l’aeroporto, la gente si accalca fuori dall’hotel, i fan fiancheggiano le strade. Calcutta è in attesa. Gli esseri umani di ogni fascia demografica immaginabile sono ai massimi livelli per l’intera settimana. Ognuno è unito da un gioco, un uomo.

C’è il pranzo con Pelé, la cena con Pelé, il tè con Pelé. Ci sono sessioni di autografi, sessioni di fotografie, interviste, conversazioni, incontri, saluti, visite. E ci sono i fan. Vengono in gruppi, singoli, doppi, centinaia.

Non ho mai visto in tutta la mia vita una sensazione così intensa, un evento così colossale, dove l’intera popolazione di una città sta festeggiando. Ci sono anche visitatori da altri stati. Classe, casta, età, professione, ideologie politiche, personalità… tutto fuso indiscriminatamente in uno.

Sono stato uno dei fortunati che ha trascorso diverse ore ogni giorno con lui, ma anche per coloro che non lo hanno incontrato, l’euforia della sua presenza a Calcutta sembrava tanto un sogno quanto una realtà.

Un uomo affascinante, sorridente, pieno di divertimento, aneddoti e pronto a rispondere alle domande, posando con naturalezza per tutti i suoi fan, da un 10enne a un 80enne!

Una vera STELLA!

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Situato a: 20/1/1/C, Station Road, Ballygunge

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